La collezione imperiale delle rocce da cortile

La collezione imperiale delle rocce da cortile

Nelle antiche culture cinesi le rocce sono considerate le ossa del mondo, l’essenza stessa del qi: la forza costituente, vitale, universale che permea tutte le cose. Il qi che, condensato, costituisce la Materia; rarefatto, l’Energia.

The Imperial Rocks” di David Ren
con i contributi di: Jin Hongkui, Han Guanghui, Shan Guoqiang, Ge Zhaoguang.

Prima edizione, in lingua cinese a cui segue la riedizione in lingua inglese nel 2001

Prima di lasciarvi all’articolo di Lorenzo Sonzini, desidero mostrarvi le immagini comprese in questo grande Catalogo e relative al tema trattato da Lorenzo. 

Per inquadrare i molteplici aspetti in questo libro curati e legati all’unico tema delle rocce esposte nei cortili imperiali, qui trascrivo quanto contenuto nella prefazione.

  • La collezione imperiale di rocce da cortile, che hanno fortunatamente avuto la possibilità di sopravvivere alle numerose storiche vicende sociali, è la quintessenza della lunga e ricca tradizione della Cina nell’apprezzamento delle pietre. Questo catalogo cerca di introdurre la collezione imperiale formatasi dagli imperi: Yuan (1279-1368), Ming (1368-1644) e Qing (1644-1911) e sono allo stato attuale preservati in alcuni giardini imperiali come quelli della “Città Proibita”, del Palazzo Estivo, nel Parco Xiyuan (Beihai) e nel Parco Zhongshan di Beijing (Cina). Parte della collezione non è stata mai aperta al pubblico, a partire dalla fine della dinastia Qing (1911). 
  • La ricerca per questo catalogo è stata possibile grazie alla cooperazione di esperti con professionalità e conoscenze diverse ed il prodotto di quella ricerca è inteso ad aiutare i lettori a capire al meglio l’estetica, la storia, e le prospettive culturali. 
  • Il saggio di Mr. Jin, l’archeologo in architetture dell’Amministrazione statale delle Reliquie Culturali, fa luce sull’evoluzione dei motivi del disegno, dello stile dei piedistalli in pietra fatti su misura ed il rapporto delle rocce con i loro ambienti architettonici. Il risultato è fornire una base cronologica più solida per datare gli 80 esempi di roccia in questo catalogo.
  • Tre rocce sono datate al periodo Yuan, 10 rocce all’inizio del periodo Ming, 4 rocce nel medio Ming e 3 alla fine del periodo Ming; 2 all’inizio del periodo Qing, 44 nel medio periodo Qing e 9 rocce all’ultimo periodo Qing. 
  • Basato sull’esame di vecchi testi cinesi, il saggio di Mr. Han, professore di geografia storica all’Università di Peking, descrive gli storici e geografici cambiamenti nei giardini imperiali. Le fonti descrivono l’abbellimento dei giardini con rocce di Bianjing (Kaifeng) nella Dinastia Song del Nord fino a Beijing, nelle dinastie Yuan, Ming e Qing. Il saggio aiuta i lettori a capire l’origine e lo storico background delle rocce dei cortili imperiali.”

Mr Shan è ricercatore di dipinti cinesi nel Palazzo Museale di Beijing. Il saggio di Mr. Shan compara le forme e la tessitura delle rocce a quelle delle immagini di rocce raffigurate nei contemporanei dipinti.

Il saggio fornisce una base più obiettiva su cui assegnare certe forme di roccia ad ere specifiche ed anche avanzamenti della nostra conoscenza del significato delle rocce nel più ampio contesto dell’arte Cinese.”


Scolari stranieri hanno riesaminato le implicazioni culturali delle rocce Cinesi attraverso religiosi, politici e storici punti di vista e hanno reso disponibili le loro interpretazioni al pubblico in molte pubblicazioni durante questi ultimi vent’anni. 

Mr. Ge, come uno storiografo della cultura Cinese all’università Tsinghua, offre ai lettori del catalogo la sua interpretazione del significato culturale delle rocce. 

David Ren è un collezionista di arte Cinese. La sua introduzione alle pietre dei cortili imperiali e le voci del catalogo per gli 80 esempi illustrati, hanno a che fare con il gusto imperiale e le preferenze estetiche per navigati conoscitori della roccia, con la diversità di tipi di roccia nelle Dinastie Ming e Qing, con l’unicità dell’uso dei piedistalli Sumeru nell’esposizione di rocce nei cortili imperiali e la funzione delle rocce nel contesto artistico del giardino Cinese.


Immagini di roccia danno ausilio alla datazione di forme di roccia gradite in ere specifiche. Il nostro Vicepresidente ed Esperto – Lorenzo Sonzini – ci illuminerà su quanto qui presentato.

Luciana Queirolo


Ringrazio la Presidente, Luciana Queirolo, del materiale messomi a disposizione, e dell’invito a dare un seguito al mio articolo riguardante la “raffigurazione di rocce nei kakejiku“. 

Lascio alla traduzione della prefazione del libro, l’inquadramento storico e l’interpretazione, del significato culturale, delle rocce da cortile, mentre cercherò di dare una interpretazione alle immagini del libro.

Il primo gruppo di immagini, che richiama quanto detto nel precedente articolo, riguarda un tema molto utilizzato nei kakejiku cinesi: il disegno di bambù e roccia. Binomio quasi inscindibile.

Altro tema, frequente nei kakejiku, è la rappresentazione di giardini ove vengono svolte attività quotidiane: 

La sopra copertina del libro ci mostra una veranda affollata da persone intente alla loro attività e, davanti una splendida roccia taihu in un supporto di marmo scolpito.
Si vede un gruppo di saggi in attesa che venga servito il tè, che due inservienti stanno preparando.
Nel kakejiku si vedono due bimbi intenti ai loro giochi, mentre alle loro spalle svetta una altissima pietra.
Alcuni gatti stanno giocando in un giardino e, sul lato destro si intravvede in una aiuola racchiusa da uno steccato fa capolino una grande roccia.
Nelle due immagini si vedono due scene in un giardino con rocce.
Il disegno raffigura Mi Fu, pittore, poeta, calligrafo, e collezionista di pietre, vissuto nel X° secolo, grande amante delle pietre che aveva qualificato una grande roccia da giardino, come suo fratello e, ogni volta che passava vicino, si inchinava a salutarlo.
Due immagini di padiglioni di giardino con le immancabili rocce.

Il libro contiene, anche, alcuni disegni di rocce affiancate da una iscrizione che ne specifica l’uso e un kakejiku che illustra un boschetto  nato attorno ad una enorme roccia.

Da ultimo, una serie di paesaggi di difficile interpretazione:

L’immagine di chiusura – così come la definisce Luciana – è rappresentativa di un’epoca e del valore dato alle pietre.

Infatti, ci mostra un gruppo di uomini che recano doni – forse all’Imperatore – tra cui oggetti di valore, come due zanne d’elefante, e delle rocce, alcune in contenitori, che noi chiameremmo “suiban” ed altre, lunghe, allo stato naturale.

“Zhigong tu”. Portando un tributo. Pitture murarie funerarie eseguite da Yan Liben (600-673) durante la Dinastia Tang. Tre personaggi trasportano lunghe colonne di roccia. Ogni pietra è ricca di cavità. Altre tre persone sono visti portare rocce squisitamente formate, disposte in contenitori ovali di colore marrone marrone-chiaro (questi doni hanno una notevole somiglianza ad alcuni dei paesaggi penjing che conosciamo oggi).

RISPOLVERANDO VECCHIE FOTOGRAFIE

Riprendendo il titolo di una sezione del nostro sito web, ho rispolverato anch’io delle vecchie foto, di un mio viaggio in Cina, durante il quale ho visitato due dimore Imperiali, nelle quali  ho potuto fotografare numerose “rocce da cortile”.  

La prima si tratta del Palazzo d’estate, a pochi chilometri alla periferia di Pechino, dove gli Imperatori trascorrevano il periodo estivo. Il palazzo è conosciuto col nome di Palazzo d’estate ma, la traduzione del suo nome cinese è “Giardino dove si coltiva la concordia“.

Nei giardini e nei cortili che separano i vari edifici di cui è composto il palazzo, sono collocate delle rocce di dimensione variabile, ma, comunque, sempre ragguardevole, poste su basamenti in pietra o marmo scolpiti detti “sumeru“e, talvolta, cintati per proteggerne l’incolumità.

Dalle immagini, noterete quante persone, perlopiù turisti cinesi, vengono a visitare questi luoghi e l’interesse e la venerazione verso queste pietre.

La seconda è la cosiddetta “Città proibita” ovvero lo sterminato palazzo imperiale di Pechino coi suoi giardini e i suoi numerosissimi edifici, che ospita molte “rocce da cortile”.

Da notare la terza foto di questo gruppo in cui si vede la torretta in cima all’edificio, circondata da rocce.

Abbiamo così visto un aspetto molto lontano dalla nostra concezione di apprezzamento delle rocce, ma, comunque, da conoscere e rispettare, perché, la nostra “suiseki do” da lì è partita per svilupparsi nei secoli, fino ai nostri giorni.

Lorenzo Sonzini © RIPRODUZIONE RISERVATA

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