“Yuraiseki”

“Yuraiseki”

PREFAZIONE ALLA SERIE | Nella maggior parte delle attività artistiche che producono oggetti tangibili durevoli, l’antichità provata o stimata è molto apprezzata, economicamente e culturalmente. Il suiseki non fa eccezione a questa considerazione; inoltre il suiseki valorizza l’antichità in due modi: l’età del suiseki come oggetto d’arte (che differisce dall’età geologica del materiale) e la connessione del suiseki ad un determinato periodo storico, eventi e personalità rilevanti. Tali suiseki di fama con una lunga traccia storica sono classificati come Yuraiseki.

L’attenzione agli yuraiseki è particolarmente utile per percepire e comprendere l’evoluzione della pratica artistica e per differenziare quegli aspetti che hanno ricevuto un costante rispetto da quelli che sono stati modulati, modificati o respinti in uno o più periodi.
Al fine di stabilire una linea di frontiera chiara e obiettiva, propongo di considerare come tale, la data di pubblicazione di Bonsan Higon (1772), che è considerato il primo libro che tratta della preparazione e della visualizzazione di quello che allora veniva chiamato bonseki, tra gli altri nomi [Wil in Japan (2017) e MARUSHIMA (2002)].

Questa serie ha lo scopo di descrivere e commentare brevemente alcuni yuraiseki e il loro contesto storico e culturale, considerando prima quelli menzionati in Bonsan Higon, e poi altre pietre omesse in esso ma che sono state segnalate come “in uso” prima del 1772.

Il significato di “Bonsan Higon”

Secondo Wil in Japan (2017-II, p. 4) e MARUSHIMA (2002, p. 167), Bonsan Higon fu pubblicato nel 1772; è tradotto da Wil in Japan come “Trasmissioni segrete su Bonsan”. Non è chiaro per me se questo libro di due volumi contenga disegni o meno, ma non ho prove di alcun disegno di yuraiseki assegnato a questo libro. Wil in Japan (op. Cit. P. 5) fa riferimento ad un altro libro “Unkon shi” (“Manuale di pietra”) scritto da Kinouchi Sekitei e pubblicato nel 1773 come il primo catalogo di pietre del Giappone. Almeno su base provvisoria e per effetti pratici, immagino che nessuno yuraiseki considerato in questa serie sia rappresentato graficamente in questi due libri.
Questo è un avvertimento rilevante, perché è normale che diverse pietre abbiano ricevuto lo stesso nome nel tempo; quindi alcune allusioni assegnate ad uno dei yuraiseki considerati, potrebbero essere errate e in realtà si riferirebbero a un’altra pietra, attualmente perduta.

Questi libri possono essere usati per determinare il momento della creazione definitiva e determinata di un’attuale cultura giapponese di osservazione delle pietre. Da quel momento in poi, ci saranno quasi esclusivamente pietre giapponesi utilizzate e la pratica espositiva sarà ispirata da altri campi della cultura giapponese. È vero che la cultura giapponese è stata influenzata dalla Cina, ma si è gradualmente evoluta in un innegabile insieme differenziato di manifestazioni e criteri.
Questa tendenza era iniziata circa 100 anni prima, a causa delle politiche di isolamento o isolamento applicate in modo indipendente ma piuttosto simultaneamente da Cina e Giappone e dall’aumento in Giappone di un forte sentimento nazionalista in cui l’obiettivo di rivitalizzare e/o creare un “vero” giapponese la cultura era altamente classificata.

Yuraiseki menzionati in Bonsan Higon

MARUSHIMA (p. 167) riferisce che Bonsan Higon menziona le seguenti 10 pietre sono state ammirate come capolavori di bonsan/bonseki (entrambi i termini sono stati usati indistintamente per ciò che ora chiamiamo suiseki):
Yume no Ukihashi Sue no Matsuyama Rozan – Zansetsu – Hatsuhasi – Asamayama – Banri Kozan – Kyusen – Hakkai – Hiryu.

Per quanto riguarda le prime tre pietre (in grassetto) ho trovato informazioni per rintracciare la loro storia e connessioni; per i seguenti due ho trovato alcuni dettagli, a condizione che si riferiscano effettivamente a loro; i restanti cinque (in corsivo) sembrano per il momento essere persi.

A proposito delle pietre meglio documentate nell’elenco, sembra rilevante notare alcuni aspetti di coincidenza tra loro:
– tutti e tre sono considerati di origine cinese: Monte Jiang Nin (Yumeno ukihashi), Tempio Jingshansi, Zhejiang (Sue no Matsuyama) e Tempio Wanfu, Mont Huangbo, Fujian (Rozan);
– tutti e tre si discostano dalla tipologia d’archetipico o di grandi dimensioni con buche, simili a rocce da giardino cinesi; invece sono di medie dimensioni (circa 30 cm) e guardano quelli presenti nella sala di studio dello studioso e presentano forme piuttosto simili all’attuale suiseki;
– tutti e tre sono collegati a poesie classiche o termini poetici e sono nominati secondo loro.

Questi aspetti indicano che queste pietre erano già considerate in Cina come oggetti preziosi, sia per il commercio che per il presente.
Si può anche notare che Yumeno ukihashi e Sue no Matsuyama sono esposti su vassoi di metallo.

Per quanto riguarda Rozan, sebbene sia mostrata su un daiza, immagino che tale daiza non sia anteriore alla fine del XVIII secolo e che in precedenza fosse esposta su un panno o un vassoio. È vero che la sala studio dello studioso conteneva oggetti di valore collocati su supporti in legno realizzati su misura o montati, mentre il daiza giapponese mostra una graduale differenziazione nello stile e nel design, che può essere fatta risalire alla fine del XVIII ai primi del XIX, e il suo uso è aumentato da allora e fino ai giorni nostri.
Pertanto, la data di pubblicazione di Bonsan Higon aiuta a stabilire una divisione temporale precisa, imparziale e corretta per lo studio storico del suiseki e per qualificare un suiseki come yuraiseki. Va tenuto presente che l’età e la connotazione storica non sono sufficienti per qualificare una pietra come yuraiseki; deve essere prima di tutto un bellissimo ed unico suiseki.

Yuraiseki fuori da Bonsan Higon

Quelle dieci pietre menzionate in Bonsan Higon sono un buon punto di partenza per stabilire un elenco di yuraiseki, ma il semplice fatto che una pietra non sia inclusa in tale elenco non dovrebbe implicare (e non) escludere un suiseki come yuraiseki.
Ad esempio, Wil in Japan (I: p. 8/9 e II: p. 4) si riferisce ad alcune pietre detenute da Kobori Enshu (1579/1647):

  • Hatsukari (First Goose)
  • Rafuzan (Monte Luofu)

Altri yuraiseki che sono stato in grado di individuare sono:

  • Koharu Fuji (Little Spring Fuji) (Wil in Japan, II: p. 4)
  • Kurokami yama (Montagna dei capelli neri) (MATSUURA, p. 185)
  • Kamakura (JSE-3, p. 6-7)

Questa serie tenterà di discutere le caratteristiche e la connotazione di quante più pietre possibile, nella speranza che possa essere illustrativa e utile per gli amanti dei suiseki.

Bonsan Higon e il dibattito “naturale”

I libri letti o consultati sulle rocce di studiosi cinesi (al coperto) non fanno riferimento a questa domanda. Tuttavia, gli scritti classici sulle rocce di Taihu (quelli più favoriti per l’uso nei giardini cinesi) affermano che sono stati saggiamente scolpiti per migliorare la loro bellezza e quindi immersi nel lago per anni o decenni, appesi e legati con corde nelle acque del lago.
Nei suoi commenti su Bonsan Higon, Wil in Japan (II: p. 4-5) discute in dettaglio questo punto e riferisce che esprime che:
– Le pietre a forma di Monte Fuji sono considerate le migliori.
– Le pietre dovrebbero idealmente essere naturali e che le pietre modificate sono considerate “morte”.
Stabilisce inoltre le dimensioni che le pietre dovrebbero avere, secondo MATSUURA (p. 176): 15/21 (W), 9/12 (H) cm.

Wil in Japan indica “questa è una delle prime menzioni note nella letteratura giapponese che afferma esplicitamente che il bonseki dovrebbe essere naturale”. Tuttavia, vale la pena osservare che, dopo l’esame, alcune delle pietre famose registrate dimostrano di essere state lavorate e anche al di fuori degli intervalli dimensionali dichiarati.
Dall’altro lato, le pietre Koharu Fuji (Piccola sorgente Fuji) e Rafuzan (Monte Luofu), illustrate anche da Wil in Japan (II: p. 4 e I: p. 9) non corrispondono esattamente alla forma ben nota di Fuji-San.

A questo punto, oso dire che queste espressioni sono più linee guida verbalizzate in uno stile pomposo che indicazioni rigorose e obbligatorie, come è stato difeso in epoche successive. Inoltre, penso che l’obiettivo da raggiungere sia che la pietra e il display abbiano il potere di suggerire una scena legata alla natura. In particolare, la pietra deve “sembrare naturale” per quanto riguarda la sensazione emanata dallo spettatore e in questa misura non è affatto rilevante che sia “apparentemente non lavorata” sotto un attento controllo tecnico e dettagliato.

Commenti ed opinioni personali

Come noterete nell’ultimo paragrafo, inserirò alcune opinioni personali in merito. Tuttavia, proverò a mantenere una modalità espositiva generale con spiegazioni aggiuntive, che possono aiutare a migliorare la comprensione. Naturalmente, entrambi avranno un pregiudizio soggettivo che spero potrete scusare.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

A. GENERALE (per la serie)
Le informazioni riferite ai dettagli yuraiseki e alla tradizione riportata sono state principalmente raccolte:

  • JSE (anno): cataloghi della mostra giapponese Suiseki, Tokyo Metropolitan Art Museum e Nippon Suiseki Association, Inc., URL http://www.suiseki.assn.gr-jp
  • Wil in Japan: The Nature of Suiseki in Japan, di Wil in Japan, pubblicato in California Aiseki Kai Newsletter, Volume 35, (I): numero 6 (pagine 4-9); e (II) numero 7 (pagine da 4 a 10), giugno 2017 e luglio 2017, http://www.aisekikai.com
  • MARUSHIMA: History of Japanese Suiseki, di Hideo Marushima, pubblicato in Proceedings of the International Scholarly Symposium on Bonsai and Viewing Stones, National Bonsai Foundation, Washington DC, 2002, (pagine 157-177), stampato 2005 ISBN: 0-9074392- 4-5.
  • MATSUURA: History of Japanese Suiseki, di Arishige Matsuura, pubblicato in Proceedings of the International Scholarly Symposium on Bonsai and Viewing Stones, National Bonsai Foundation, Washington DC, 2002, (pagine 179-206), stampato 2005 ISBN: 0-9074392- 4-5.
  • ONUKI: Suiseki, di Onuki Chuzo, pubblicato da Kyuryudo Co. Ltd., Tokyo (Giappone), 1967. [Questo libro è stato pubblicato più di 50 anni fa, quindi è difficile da ottenere, ma sembra aver ispirato alcuni delle informazioni contenute in opere successive come quelle sopra indicate]

Nei prossimi capitoli di questa serie verrà dichiarata solo la bibliografia aggiuntiva utilizzata in quel capitolo.

B. SPECIFICO (per questo capitolo)

Nessuna bibliografia specifica. Informazioni sulla connotazione storica, culturale e sociale sono state ottenute da fonti di uso generale.

RINGRAZIAMENTI

Mi sento in dovere di riconoscere prima il sostegno e l’aiuto ricevuto dalla mia famiglia. In secondo luogo, alla mia amica e allenatrice per circa 30 anni, Luciana Queirolo, che mi ha incoraggiato ad andare avanti con questo ed altri progetti. Ed ultimo, ma non meno importante, a Wil per la sua disposizione ottimale a ricevere e rispondere alle mie frequenti richieste di ulteriori informazioni e chiarimenti sui miei molti dubbi e incomprensioni con pazienza gentile e non premiata, insieme ad inestimabili insegnamenti “nascosti”.

Jesùs Quintas | Giugno 2020 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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