XXVII Mostra Bonsai e Suiseki del Coordinamento Bonsai Piemonte-Lombardia
L’Incontro delle Correnti: Bellezza, Amicizia e il Tempo Svelato nel Coordinamento Piemonte-Lombardia
Esiste un momento, nella filosofia che attraversa le nostre arti, in cui l’individualità del singolo cammino si fonde in un coro armonioso. La recente Mostra del Coordinamento Piemonte-Lombardia è stata precisamente questo, non una semplice esposizione di opere, ma un ecosistema di intenti, un paesaggio condiviso dove la via del Bonsai e del Suiseki si sono fatte specchio di un’amicizia autentica. Vedere realtà regionali diverse, espressione di territori così ricchi di storia e sensibilità, convergere e tessere insieme la trama di una manifestazione così importante, evoca l’immagine di fiumi distanti che si incontrano per dare vita a un unico, limpido specchio d’acqua.


Sotto l’egida della passione comune, l’unione denominata ToCaRi ha incarnato magnificamente questo spirito. La sinergia tra il Bonsai Club Torino (guidato dal presidente Claudio Coppa), il Club BONSAINSIEME di Carignano (sotto la guida del presidente Roberto Vanzin) e il Bonsai Club Rivalta (guidato dal presidente Alessandro Geraci) ha dimostrato che il vero senso dell’arte risiede nella capacità di unire le forze, abbattere i confini dei singoli circoli e celebrare la Bellezza come linguaggio universale. Questo straordinario esempio di collaborazione è stato reso possibile grazie a una profonda e naturale comunione d’intenti didattici ed estetici dei tre Istruttori IBS che curano la crescita dei club: Mauro Coppa, Lorenzo Miglino e lo stesso Alessandro Geraci. A questo nucleo pulsante si è aggiunto il prezioso supporto e l’aiuto della Scuola Bonsai Time di Giorgio Castagneri, i cui allievi, attivi e presenti all’interno dei club coinvolti, hanno portato linfa vitale, entusiasmo e bonsai di altissimo livello.
Essere chiamato a partecipare a questo evento in qualità di Giudice Unico per il ramo del Suiseki è stato per me un vero piacere. Posare lo sguardo sulle pietre esposte è stato come intraprendere un viaggio attraverso silenzi millenari, paesaggi evocati nello spazio di un respiro e forme capaci di toccare le corde più intime dell’animo. Valutare il Suiseki non è mai un atto di giudizio, ma un esercizio di ascolto. Significa sintonizzarsi con la suggestione della forma, la profondità del colore, la maturità della patina e quella sottile estetica che oscilla tra il visibile e l’inesprimibile. Ogni pietra presentata dai soci ha testimoniato una ricerca colta e una cura che rende merito alla crescita costante del Suiseki in Italia.



Nel contesto della mostra, ho avuto il privilegio di tenere una conferenza dedicata al Kazari, una riflessione incentrata sulla sacralità dell’allestimento e sulla capacità di “scrivere il tempo” attraverso la composizione formale. L’allestimento non è mai una mera disposizione decorativa; è un atto poetico e filosofico, un dialogo tra la pietra, l’elemento vegetale, lo spazio vuoto (Ma) e la stagione evocata dalla pittura o dalla calligrafia di un kakejiku. Il mio augurio più sincero è che questa condivisione possa aver aperto nuove prospettive e sguardi inediti a tutti i partecipanti. Spero che l’invito a considerare l’esposizione non come una mostra statica, ma come un racconto dinamico del mutamento e dell’impermanenza, possa risuonare nei futuri allestimenti di ciascuno, arricchendo la via espressiva dei nostri allestimenti.


Una manifestazione di tale spessore non nasce dal nulla, è il frutto di braccia laboriose, menti illuminate e cuori generosi. Il mio ringraziamento più sentito va ai presidenti Claudio Coppa, Roberto Vanzin e Alessandro Geraci per la squisita ospitalità e la perfetta regia. Grazie agli istruttori Mauro, Lorenzo e Alessandro, e al maestro Giorgio Castagneri, per aver seminato e coltivato quella cultura tecnica e poetica che si respirava in ogni angolo della sala. Un ringraziamento colmo di gratitudine va a tutti i soci, agli allievi e agli organizzatori instancabili che hanno lavorato dietro le quinte, così come a tutta l’AIAS, che continua a custodire e promuovere questo spazio di condivisione.










Ciò che resta, a riflettori spenti, è l’eco di quelle giornate: la certezza che quando l’arte si fa veicolo di amicizia, l’opera esposta smette di essere un oggetto e diventa un luogo dell’anima in cui tutti possiamo finalmente riconoscerci.
Diego Andreani.
AIAS Staff – Francesco Lo Piccolo
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