15° Mostra Nazionale di Bonsai e Suiseki
Testo e Foto di Diego Andreani
Echi di Pietra e Anima: Le Voci Silenziose del Suiseki a Catanzaro.
Si è conclusa da qualche settimana la XV Mostra Nazionale di Bonsai e Suiseki a Catanzaro, un evento che ha trasformato lo splendido Parco della Biodiversità Mediterranea, voluto dal compianto Michele Traversa, in un crocevia di bellezza e contemplazione. Nei locali solenni del Museo Militare, l’ospitalità del club bonsai “Perla dello Jonio” con il lavoro dei soci e del suo presidente Nicola Gallelli hanno permesso a Suiseki e Bonsai di narrare storie millenarie.

Il cuore pulsante dell’esposizione, data la mia passione, è stato il Suiseki, l’arte giapponese di contemplare le pietre naturali. In qualità di giudice per questa categoria, ho provato l’intensa gioia di reimmergermi in un universo dove il macrocosmo si riflette nel minuscolo di una pietra poggiata sul palmo di una mano. È doveroso lodare lo sforzo e la passione che i suisekisti hanno riversato nell’esporre le loro “pietre”. Non si tratta solo di estetica, ma di un atto profondo di connessione con la natura, dove la ricerca e la cura di ogni dettaglio, dal daiza al suiban-doban, kakejiku, shikishi e tanzaku, diventa una vera e propria offerta al visitatore.


Giudicare queste opere è stato un vero piacere, un viaggio attraverso paesaggi rocciosi che evocano il senso profondo del Mono no aware: quella dolce malinconia dell’animo puro data dalla consapevolezza della transitorietà delle cose, specialmente nei cambi di stagione. Nelle fessure, nelle venature e nelle forme modellate dal tempo, con acqua e vento, si leggeva l’ombra effimera dell’autunno: montagne avvolte nella nebbia o coperte dalla prima neve, coste battute dalle prime piogge con gli alberi che virano di colore o piccole capanne solitarie che attendono l’inverno. L’aria stessa della mostra vibrava di una quiete stagionale, dove la bellezza è tanto più toccante in quanto impermanente.
Ho avuto l’onore di assegnare alcuni riconoscimenti che celebrano l’eccellenza di quest’arte silenziosa. Per l’A.I.A.S. (Associazione Italiana Amatori Suiseki), in qualità di membro del Direttivo con incarico alla didattica, ho avuto il piacere di conferire l’ambita targa (traguardo di chi ama il Suiseki) alla pietra di Giuseppe Caldarola, un’opera che ha saputo condensare semplicità e suggestione.


Il prestigioso premio I.B.S. (Collegio Italiano Istruttori Bonsai e Suiseki), in qualità di suo Istruttore della categoria Suiseki, è andato alla pietra di Muscolino Orazio , esempio di profonda interpretazione formale, poesia e anima.


Infine, il premio B.C.I. (Bonsai Clubs International) è stato assegnato, in delega con il presidente Nicola Galelli, all’opera di Teresa Gerracitano, alla quale va il mio più sincero plauso con il rammarico di non aver potuto congratularmi con lei al momento della premiazione, ma che sicuramente farò tramite contatti.


Al di là del giudizio formale, la manifestazione è stata un caldo abbraccio di amicizia e di studio. Questi momenti di condivisione rafforzano il legame di una comunità dedicata alla bellezza. Interessante poi è stata la conferenza tenuta il sabato mattina dall’esperto conoscitore, decano di quest’arte e per l’occasione, collega giudice, Fabrizio Buccini , al quale è stato dato l’onore di aggiudicare i premi del club. Mi sono ritrovato “specchiato” nelle sue considerazioni e scelte, convincendomi sempre di più che l’amore per la bellezza delle pietre ha una sola anima. La sua conferenza è stata dedicata al concetto di Ma giapponese. Il Ma è l’intervallo, lo spazio vuoto, la pausa che conferisce significato al pieno, un concetto fondamentale per il Suiseki e il suo allestimento in Toko Kazari. È in questo silenzio misurato, in questo vuoto contemplativo, che risiede la vera essenza dell’arte e, forse, della vita stessa. Lasciare Catanzaro con l’eco di queste “pietre vive” negli occhi è stata una gioia. La Via del Suiseki, come ogni percorso di crescita nelle arti giapponesi, è un cammino di paziente dedizione. Un ringraziamento sentito a tutti i partecipanti e agli amici “Vecchi e Nuovi”, a chi mi ha rivolto domande, a chi voleva un giudizio, a chi c’era e che tramite la propria opera, ci ricorda che le cose più grandi sono spesso quelle che si esprimono con il massimo del silenzio, lasciandosi contemplare dall’animo.
AIAS Staff – Francesco Lo Piccolo
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