GIUSEPPE DE VITA – Una Vita dedicata al Biseki

GIUSEPPE DE VITA – Una Vita dedicata al Biseki

Introduzione:

Iscritto all’AIAS dal 2000 ha indirizzato la sua collezione alle “pietre colorate” inserite nella categoria dell’A.I.A.S. fra i Biseki. Tale categoria fa parte insieme ad altre, tra queste il Suiseki, della più grande famiglia delle “Pietre da Contemplare”, risultando soprattutto in Cina una delle categorie particolarmente apprezzate e diffuse.

Giuseppe si è specializzato così profondamente che non si conoscono uguali in Europa e deve essere considerato un vero Maestro in quello che fa, essendo stato un pioniere in tale categoria.

Nel 2005 una sua pietra si aggiudicò il Trofeo AIAS e da allora i riconoscimenti alle sue pietre sono stati davvero molto numerosi in Italia ed all’estero e di diritto si inserisce nella lista dei soci AIAS che hanno ricevuto più riconoscimenti.

Intervista:

  • Giuseppe, parlaci di te e delle tue origini:

Sono nato il 02 febbraio 1939 a Mattinata provincia di Foggia in Puglia.

Come molti dei miei coetanei mi sono fermato alla quinta elementare.

Dall’età di 10 anni mio nonno mi ha indirizzato, anche con attrezzi costruiti su misura per me, all’attività che la mia famiglia si tramanda da circa 300 anni: il potino un antico mestiere equivalente al tecnico di potatura.

Mio padre mi istruiva e controllava costantemente, ed all’ età di 16 anni ero già capo potino in grado di dirigere squadre di lavoro.

Sappiamo quanto era difficile lavorare in patria in quel periodo, così all’età di 20 anni mi sono trasferito in Germania e ci sono rimasto per 7 anni prima di tornare a Mattinata.

Mi sono costruito una famiglia ma non ero ancora del tutto soddisfatto della mia situazione, così nel 1981 decisi di provare altrove.

Capitai in Toscana e dopo un’attenta e ponderata analisi su quello che poteva essere un’attività da intraprendere, decisi di coltivare ortaggi.

Acquistai un terreno adatto, senza piante ed iniziai a coltivare in prevalenza asparagi e zucchine ed ho continuato fino a pochi anni fa.

  • Come ti sei avvicinato al bonsai, al suiseki ed al biseki ?

Da sempre ho avuto la passione del collezionismo, da antichi piatti rotti e ricostruiti, a francobolli, monete, materiale preistorico ed astronautico, insomma tutto quello che m’ incuriosiva l’ho collezionato.

Abito a Figline, ai confini del fiume Arno e proprio in un particolare luogo in esso, si forma nei periodi di siccità un’isoletta. Andavo spesso a passeggiare e vedevo sul bagnasciuga delle pietre colorate che mi incuriosivano. A volte portavano dei disegni che mi piacevano parecchio e in poco tempo a casa ne avevo fatto un bel mucchio.

Nello stesso periodo andavo anche a Firenze alle librerie Marzocco, dove compravo libri sulla coltivazione degli ortaggi per imparare a coltivarli.

Sugli scaffali c’erano anche libri sui bonsai e io essendo curioso per natura, dopo un po’ decisi di comprarne uno.

Arrivato a casa, in due giorni lo lessi tutto e mi resi conto che poteva essere alla mia portata. Così ho iniziato ad approfondire quest’arte, sia attraverso libri, sia attraverso la frequenza a quell’epoca del club di Firenze (ATABS). Fu lì, che per la prima volta  scoprii anche il Suiseki.

In un sito vicino a casa ho trovato le mie prime pietre che si potevano chiamare suiseki, ma come ho detto, frequentavo spesso le rive dell’Arno e avevo sempre di fronte quelle pietre che riportavano colori e disegni. L’attrazione per esse era sempre maggiore.

Ero curioso di sapere come e dove si formavano e la loro provenienza.

Ho scoperto che il loro luogo di origine non era lontano, così o iniziato a trovare materiale per me sempre più straordinario.

La mia iscrizione all’AIAS nell’anno 2000 mi diede la possibilità di confrontarmi con persone come me appassionate ed esperte in materia, che mi fecero capire che anch’esse, le pietre colorate/disegnate/figurate potevano essere apprezzate nel mondo delle pietre da contemplare.

Per me era come sfondare una porta aperta: avevo il materiale e soprattutto le attrezzature già in essere. Dovevo solo “pulire” le mie pietre, costruirle il supporto (daiza) ed esporle alle mostre per farle conoscere.

  • Perché hai indirizzato la tua collezione di più verso il biseki rispetto al suiseki?

Perché per me trovare pietre colorate o figurate era molto più facile e attraente, ce le avevo a portata di mano il materiale: il lineato d’Arno, il verde d’Arno, l’Alberese ed altre tipologie; poi con il tempo la mia ricerca si è evoluta soprattutto su materiali diversi.

Il Biseki mi ha dato e mi dà molte soddisfazioni, occupa molto del mio tempo, e mi ha così tanto catturato che sono stato costretto a rallentare con le altre mie passioni.

  • Nella tua collezione hai una pietra preferita?

Questo è difficile, perché ogni pietra ha colori e disegni interessanti, inoltre osservandole nel tempo capita di scoprire ogni volta nuovi particolari, non si finisce mai d’imparare.

  • Ma quanto lavori la superficie ?

 Una volta individuato la pietra giusta, che spesso è di fiume quindi arrotondata  o a strati, tolgo solo protuberanze antiestetiche ed evidenzio colori e disegni, pulendo e lisciando più e più volte diminuendo la granulometria della carta vetrata fino ad ottenere una lucidatura a specchio, poi se mi crea difficoltà d’equilibrio  posso spianarla alla base  per facilitare la creazione del supporto (daiza) che darà stabilità alla pietra; si tratta di un lavoro lungo e se la pietra è pesante diventa pure faticoso.

Non credo che l’uomo sia capace di migliorare la pietra che la natura ha creato in milioni di anni, per questo mi adatto molto alla forma originaria e cerco di modificarla meno possibile perché mi comporterebbe parecchia fatica e molto lavoro, devo dosare bene le mie forze, per una pietra di altissima qualità posso lavorarci per giorni e giorni, ma a me piacciono anche pietre più modeste che richiedono meno impegno.

  • I disegni sono solo superficiali oppure continuano anche all’interno della pietra?

Quando raccolgo controllo sempre che i motivi dei disegni e dei colori siano presenti all’interno e all’esterno, come per esempio le inclusioni di manganese presenti nell’ Alberese d’Arno.

  • Come hai imparato a lavorare le pietre? Chi ti ha insegnato?

Sono stato un autodidatta anche perché con il mio lavoro avevo già a disposizione tutta l’attrezzatura che mi serviva, poi ovviamente con il tempo e l’esperienza ho migliorato la mia attrezzatura scegliendola più specifica.

  • Se potessi riavvolgere il nastro della tua esperienza cosa faresti di diverso?

Per me è stato molto affascinante tutto quello che ho fatto, non mi è mai venuta l’idea di fare qualcosa di diverso, mi sono divertito moltissimo. Non cambierei niente, perché crescere scoprendo cose nuove che mi consentono di migliorarmi tecnicamente mi ha gratificato così tanto che tutt’ora continuo ricerca e sperimentazione.

  • Ecco, a proposito di questo, hai prospettive future stimolanti?

 Continuamente scopro l’esistenza di materiali per me nuovi e fantastici, che cercherò con tutte le mie forze di lavorarli per arricchire la mia collezione .

Da poco ho conosciuto un geologo e mi ha fatto vedere materiali che non conoscevo.

Non ho ancora capito se e come poterli sfruttare ma ci sto lavorando, vediamo cosa succederà.

Sono serviti milioni di anni affinché “Mamma Natura” potesse completare questi gioielli fin quando non fossero scoperti ed apprezzati dall’uomo, che attraverso la pulizia e la lucidatura li valorizza e li rende godibili a tutti attraverso l’esposizione.

Mi piace pensare che la pietra muta e riservata, sia anche felice di far vedere tutta la sua bellezza, eleganza e perfezione che questi capolavori della natura manterranno all’infinito.

E’ successo che l’uomo con prepotenza abbia fatto suoi i disegni ed i colori delle pietre, ma questo non è il mio modo di lavorare.

  • Credo che tutti noi suisekisti ci siamo fatti una domanda: ma delle mie pietre cosa succederà? Te c’hai pensato?

Per il momento la mia collezione non si tocca, sarebbe angosciante, ma delle altre ne ho così tante che potrei venderne parecchie.

Se devo pensare ad un futuro lontano, vederle esposte in un museo sarebbe un sogno.

  • Hai dedicato una fetta della tua vita a questo, sei un Maestro a tutti gli effetti, ma hai trovato qualcuno che potrebbe diventare un tuo seguace?

Finora no, ma spero che succeda perché avrei moltissimi consigli da dare, ma chi volesse cominciare/provare avrebbe da risolvere alcuni problemi.

Innanzi tutto “lo spazio”, perché oltre a fare parecchia polvere e rumore, servirebbe un luogo isolato, che sia anche logisticamente attrezzato.

Anche la fatica è notevole, le pietre piccole si manovrano facilmente, ma più pesano e più la fatica aumenta e nella mia collezione ci sono pietre anche di oltre venti chili.

  • Qual è la cosa che t’inorgoglisce nel fare Biseki?

In primis la ricerca perché deve sempre rinnovarsi e anche se mi consuma risorse, tempo ed energie è uno degli aspetti più affascinati di quest’arte.

Conseguenzialmente la scoperta, perché ogni pietra ha un suo carattere, trovare quella giusta non è facile, scoprire che può diventare bella e contribuire in modo determinante alla sua valorizzazione, mi ripaga di tutti i sacrifici che faccio.

Il merito di averla scoperta, pulita ed elevata è solo mio; riflettere sul fatto di essere il primo al mondo di godere della sua bellezza non ha prezzo, anche se razionalmente alla fine di questo magico gioco è la pietra ad averti conquistato e non viceversa.

Devo dire che queste sono realtà impagabili ed è anche questo che mi fa continuare con entusiasmo, nemmeno me lo avesse ordinato un dottore!

                                                                            Giuseppe De Vita

Con la collaborazione degli amici storici, foto di C. Nuti ed intervista di S. Bassi.

Pubblicato da A. Marchese© RIPRODUZIONE RISERVATA

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4 Comments

  1. Grande Giuseppe, è sempre un piacere leggere la sua storia, io ho avuto modo di frequentarlo a casa sua, dove lavora le sue pietre, dove tiene ben custodite quelle finite e accatastate quelle grezze da lavorare.
    Un solo rammarico che il racconto non può trasmettere: il passaggio da pietra grezza a Biseki finito.
    Anni fa Giuseppe mi diede un “ciotolo” di una decina di cm, qualche spazzola radiale di carta vetrata e tutte le nozioni per lavorare la pietra.
    È un lavoro lungo e gravoso che mano a mano prosegue e ti permette di vedere trame e colori.
    Grazie Giuseppe per farci partecipi dei tuoi lavori.
    Un saluto a Claudio e Sergio

  2. Ormai sono diversi anni che conosco Giuseppe, e tante volte andato a trovarlo dove mi diverto a vedere i suoi lavori e la mia soddisfazione maggiore è quando gli ho dato qualche pietra Paesina di cui sono un ricercatore di questa, e quando torno la trovo lavorata, così come qualche settimana fa’ andai a trovarlo e lui mi mostrò una stupenda pietra di Giallo Siena che qualche mese fa gli detti vederla con tutti quei colori dal giallo intenso al chiaro quasi bianco. Bravo Beppe ottimo lavoro e ora che ti ho presentato l’amico Giovanni il Geologo avrai da divertirti. Grazie Giuseppe per fare godere i miei occhi con le tue opere perché di opere d’arte si tratta.👏👏👏

  3. Merci pour cet article, sa lecture m’invite à travailler en biseki des pierres que je possède depuis longtemps, mais sans “forme” particulière je ne les ai jamais travaillées. Encore merci.

    • Conosco Giuseppe, uno dei motivi che lo ha convinto a rilasciare questa intervista è proprio la speranza che servisse di stimolo per qualche lettore.
      Sarà felice e orgoglioso di questo.

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