A.I.A.S., venticinque anni di storia

A.I.A.S., venticinque anni di storia

Andrea e Mirella Schenone

Le parole “Sensei” o “Maestro” sono utilizzate maggiormente nel bonsai piuttosto che nel Suiseki; ma se per questi due termini si potesse intendere quel qualcuno che, per tutti e prima di tutti, ha aperto una via verso l’acquisizione di un’arte totalmente ignota e che prima, in Italia ma se vogliamo perfino in Occidente in generale, non era altro che una perfetta sconosciuta, allora un “Maestro” è stato ed è, senza ombra di dubbio, Andrea Schenone. Un pioniere affiancato da sua moglie Mirella, che con gioia egli definisce “la migliore compagna delle mie ricerche”, e della quale con il sorriso sulle labbra e quasi ridendo ci dice “mi ha affiancato in ogni ritrovamento e mi ricorda sempre che le pietre più belle sono le sue…”.

Per proseguire nel festeggiare il Venticinquesimo anniversario della fondazione di AIAS e offrire a tutti i soci almeno un breve scorcio sulle figure storiche del Suiseki italiano, raccontiamo uno degli storici fondatori della nostra associazione, recandoci uno sparuto gruppo della Scuola Suiseki-Do Groane capitanato da Pietro Prudentino, Roberto Ferrari (socio anche del Club Bonsai Blu di Milano, con sua moglie Federica, altrettanto appassionata suisekista), Gianni Bonato e Marco Insubreman, un caldo sabato di questa passata torrida estate, a visitare quello che ai nostri occhi altro non può definirsi che un tempio del Suiseki italiano e a scambiare qualche parola con il suo creatore e custode.

Non riusciamo a trovare sinceramente le parole per descrivere anche solo la parte iniziale di questo “pellegrinaggio”, e lasciamo che siano queste prime foto a testimoniare l’accoglienza che alcune pietre poste semplicemente a confine di uno dei piccoli cortili circostanti la casa del “Maestro” riservano. E poi partiamo da quelle che per Andrea racchiudono alcuni dei più preziosi ricordi del suo straordinario percorso di suisekista pioniere, che lo ha portato ad esporre, ad essere invitato e perfino vincere rinomatissimi premi oltre che negli Stati Uniti, perfino in Cina, terra che come ben sappiamo, si contraddistingue da secoli se non millenni, per un amore viscerale verso le pietre e le loro esposizioni.

Non abbiamo trovato uno “stile”, per usare un termine bonsaistico utile ad intendersi, una classificazione insomma, una forma, un colore o un disegno di suiseki che non fosse rappresentato tra le bacheche di quella abitazione in maniera eccelsa da decine e decine di pietre, come è possibile osservare da alcune foto che riproponiamo per tutti gli amici di AIAS; e Andrea, col quale si è instaurato fin da subito un rapporto di cordialità tanto che dopo poco sembrava di conoscersi da tempo, si è soffermato un pochino con noi a spiegarci che tutte queste, vere “pepite” ai nostri occhi. Tutto questo grazie ad un incontro con una pietra, molto tempo fa, un piccolo suiseki con il suo daiza, che durante una passeggiata tra le bancarelle di una piccola fiera di paese di ormai molti anni fa, aveva colpito tanto lui quanto la sua inseparabile Mirella, attirati dalla stranezza o se vogliamo dalla particolarità, dalla semplicità e dalla ricercata raffinatezza che avevano intravisto in essa. Da quel momento una passione viscerale li ha condotti non solo a trascorrere praticamente tutti i loro fine settimana alla ricerca di quanto il generosissimo territorio ligure offriva nella raccolta, ma anche, nel caso di Andrea Schenone, a ricercare il modo giusto di valorizzarne il potenziale artistico, paesaggistico e naturalistico insito, attraverso la costruzione dei daiza, i sostegni in legno che con grande dedizione il nostro anfitrione per primo ha iniziato a costruire in un tanto piccolo quanto ancora affascinante laboratorio. Varcandone la soglia sembra quasi di avvertire ancora indirettamente e in maniera quasi inconscia, il rumore prodotto dagli attrezzi di lavoro durante le giornate e le notti trascorse a incidere, levigare, raschiare, spazzolare, sperimentare, riflettere e lavorare con passione tra quelle piccole e basse ma così affascinanti mura.

Tutt’attorno a noi, continua lo spettacolo…

…non solo visivo, ma, com’era facile intuire, quasi immaginifico: come non farsi guidare da colori, linee, forme, tridimensionalità, dialoghi quasi “parlanti” tra le pietre e quelle loro basi di legno altrettanto differenti e differenziate che donano puntualmente quella sensazione di equilibrio e di ricerca estetica tipica dei caratteri: shibui, wabi, sabi e yugen, a seconda delle loro potenzialità evocative, verso paesaggi sconosciuti, altri forse vissuti, o già visti chissà dove o in quale nostra vita, o in quale film o in quale libro o forse solamente inesistenti se non dentro di noi per la loro sconfinata bellezza?…

Facciamo una piccola pausa per pranzare e cogliamo l’occasione per strappare qualche altra “chicca” ad Andrea, che invero volentieri ci racconta, e che condividiamo: «lavorare nei boschi, a stretto contatto con gli animali e con la natura, mi ha aiutato molto nell’esplorazione e nell’individuazione dei migliori areali ove indirizzare le mie ricerche: le conoscenze che avevo maturato, del territorio boschivo così come delle diverse conformazioni di cui è caratterizzata questa zona della Liguria mi hanno consentito sicuramente di essere tra i primi suisekisti ad utilizzare il cosiddetto palombino come materiale».

Torniamo poi all’abitazione dei due coniugi percorrendo una stradina ligure (creuza) della cui ripidità Andrea ci aveva avvisato raccomandandoci di non usare un passo troppo veloce poiché le primavere sulle sue spalle sono ben 88…, ma che in realtà ci ha preceduti tutti ed in alcuni tratti si è soffermato ad aspettare qualcuno. Ci raggiunge anche la figlia Ilaria, amatore suisekista come noi che porta avanti la tradizione di famiglia e anche in sua compagnia passeggiamo per un ultimo momento tra i “sancta sanctorum” che ci sembrano quasi letteralmente spuntare tra gli ambienti esterni di casa Schenone. Non sappiamo quasi più dove posare gli occhi in mezzo a tanta bellezza e alcuni non si fanno scappare l’opportunità di immortalare e portare a casa qualche prezioso ricordo di questa incredibile esperienza: saranno pietre da pulire, da accarezzare, da esporre o semplicemente da conservare, ma forse il termine più corretto, traslitterato dal giapponese, è pietre da “coltivare”, con noi e con la nostra cura, guidati ancora da quella insormontabile passione di cui abbiamo voluto parlarvi, di Andrea e Mirella Schenone.

Ancora grazie per la magnifica ospitalità!

Marco Insubreman con la collaborazione di Pietro Prudentino e Roberto Ferrari

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  1. Thanks for a lovely article. The Schenones’ home looks as it did when I visited 25 years ago. No doubt Illaria has grown, but little else appears to have changed. I most remember Mirella’s (& Illaria’s) sparkling eyes whenever Andrea addressed them. I’ve not experienced so enchanting a look before or since. I’ve explained it to others as being transported out of time– perhaps to a previous century. Though Andrea & I spoke different languages, I felt his warmth. Andrea & Mirella, gave me an extraordinary mounted stone before my departure. It is among my most treasured possessions.

    Bravo to A.I.A.S. on its 25th Anniversary! A special thanks from me to Luciana Quierolo for providing moments of joy through A.I.A.S. & personal correspondence. No enthusiast engages me more. Her humility and artistic sensibility raise a pulse in even withered seasons.

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