Riflessioni a cuore aperto

Riflessioni a cuore aperto

Ormai i social sono una parte integrante delle nostre vite, siamo sempre connessi e pronti a lanciarci in battaglie virtuali come fossimo in guerra, facendo di ogni questione un problema di “vita o morte”.

Probabilmente non siamo ancora pronti, preparati a dovere, opportunamente istruiti nella gestione delle conversazioni sulla rete.

È piuttosto evidente a tutti che la società si è imbruttita, sempre nervosa e pronta a gettare fango su chi ci sta attorno, pronti ad additare chiunque faccia il minimo errore, come se ognuno di noi non sbagliasse mai. Ma sappiamo benissimo che non siamo perfetti e abbiamo i nostri limiti.

Il “mitologico” algoritmo incentiva le discussioni, poiché queste portano a un maggior numero di interazioni. Questo comporta una fallace visione della realtà, che ci sembra essere più negativa e fatta di estremi rispetto a quello che effettivamente è.

Con questo non intendo demonizzare tali strumenti, i quali offrono anche tante belle occasioni di incontro e di confronti costruttivi, ma chiedo a gran voce di tornare ad una dimensione più umana, nel rispetto delle idee di tutti.

La nostra è una passione che ci nutre facendoci giocare, fantasticare, sognare, insegnandoci la bellezza delle piccole cose. Una semplice linea di quarzo per noi diventa una cascata e ci stupiamo ogni volta davanti ad un bel suiseki. Mi piacerebbe che questa innegabile sensibilità possa essere ponte anche nei rapporti tra di noi.

Trovo sempre emozionante quando ci troviamo al congresso: i sorrisi, gli abbracci, le battute, i racconti, gli aneddoti sulle nostre pietre… questa sensazione di fare insieme un percorso speciale. Sento di tornare a casa sempre più ricco, non solo dal punto di vista puramente tecnico, ma soprattutto umano.

Ricordiamoci, quando critichiamo a muso duro qualcuno o qualcosa, di quei volti incontrati, di quell’armonia dello stare bene insieme.

Poi, qualche polemica può sempre scappare, siamo umani anche in questo, ma non facciamolo diventare uno stile di vita nocivo per noi e per la nostra associazione.

Pietro Prudentino © RIPRODUZIONE RISERVATA

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