Il Passo della Civetta.

Il Passo della Civetta.

La vita è fatta di episodi, tutto passa, niente torna e ogni cosa è destinata lentamente a trasformarsi in qualcos’altro.

Mono no Aware: è un termine chiave della cultura giapponese. Esso tenta di descrivere le potenti emozioni che gli oggetti possono evocare o infondere in noi. È spesso associato a una struggente sensazione di caducità, una bella tristezza nel passare di vite e oggetti, come il colore glorioso delle foglie autunnali mentre stanno per cadere o il volo del fiore di ciliegio dallo staccarsi del ramo fino al suo adagiarsi a terra.

I fiori che cadono, lo scorrere di un ruscello, i cambiamenti della luna, il passare delle stagioni, il canto di uccelli o i versi degli insetti o l’assenza di amici scomparsi o di persone importanti del trascorrere della vita. Tutto questo indica una forte sensazione di partecipazione emotiva alla bellezza della natura e della vita umana.

Anche nel Suiseki tale stato delle cose esiste e mi accompagna ancora oggi con dei sentimenti che hanno il loro inizio, da quando mi preparo per la ricerca di SuiSeki e lentamente, ma inesorabilmente si amplificano quando m’immergo nella Natura. Essi continuano ad accompagnarmi fino a quando torno a casa con la raccolta.

Un misto di sentimenti, d’eccitazione, di speranza e a volte di delusione. Il minimo comune denominatore è la consapevolezza della caducità di ciò di cui siamo testimoni e quindi convive un senso di dolceamara malinconia, che continua anche quando la pietra viene pulita e conseguenzialmente faccio il daiza (la base in legno). Una malinconia che deriva dal massimo rispetto verso la Natura a cui siamo solo testimoni interpretativi e che ci onora di un compito interpretativo, del tipo:

“Sono stato all’altezza di questo compito che essa mi ha affidato? “

Mono no Aware (letteralmente “il pathos delle cose”), ci indica appunto la sensibilità estetica derivante dall’ammirazione della bellezza e della caducità di ciò che ci circonda.

Questa premessa per presentare il mio primo Suiseki di un certo livello. Trovato in un caldo mese di giugno del 1994, in una delle mie tante escursioni, sui monti Peloritani.

Al primo impatto, vedendola da lontano, sembrava un uccello posato sul sentiero. Attirato mi avvicinai. La mia curiosità fu ripagata da quello che effettivamente non era, ma che mi suggeriva. Quando metabolizzai fosse una pietra, subito pensai a una civetta o un gufo…. da qui il suo nome artistico: “il passo della civetta“.

Dal suo peso specifico, dalla sua tessitura si desume sia una roccia basaltica (ignea alcalina) con delle macchie bianche di calcite, che ricordano qualche penna fuori posto e alla base una piccola formazione di arenaria che la separa otticamente come se fosse poggiata su un posatoio.

Il suo sguardo e la  sua attività ne fanno un guardiano silente, che cattura ogni minimo movimento, quasi a certificare le notti che in quelle valli è stata testimone della Natura. Il basalto è formato dai seguenti minerali: plagioclasio ed olivina. La tessitura è partitica vescicolata. Colore nero. Varietà: olivinbasalto basanite.

Pietra che ha diversi decenni di coltivazione (Yoseki), caratterizzata dal passaggio incessante di mani quasi per accarezzare la sua mai doma cattività.

Il daiza è stato uno dei primi da me costruito, oggi forse lo farei con un altro stile ma, come dice un mio carissimo amico, il daiza fa parte integrante della storia della pietra ed è il suo cavallo di battaglia.

Le misure della pietra  sono: 17 cm di larghezza 15 cm di profondità e 18 cm di altezza. Il suo peso è di 3,8 kg.

Questo suiseki che mi fa compagnia da 27 anni è stato ammirato e premiato in varie mostre, fra le più importanti alla mostra EBA/ESA di Vilnius in Lituania.

Adesso, e per molto tempo ancora, si farà ammirare presso il Sicilian Museum Suiseki di Roccavaldina dove porterà come testimonianza, per le generazioni future, il mono no aware che sta intorno a quest’arte.

In una gradita visita dell’amica Anna Pinizzotto, amante dell’arte e delle poesie, su questo Suiseki ha scritto il seguente pensiero:

Ha tratti spigolosi ed inaccessibili, come se volesse stare sola. Si concentra sul suo essere e sulla sua autenticità e solo chi sa guardare oltre riesce a vedere aldilà della parete spigolosa che sorregge, come se difendesse la sua interiorità,  il suo cuore.

Anna Pinizzotto

articolo a cura di Domenico “Mimmo” Abate ® RIPRODUZIONE RISERVATA

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