Enoshima e Monte Fuji (circa 1800 d.c.)

Enoshima e Monte Fuji (circa 1800 d.c.)

Prefazione

Nel mio percorso del Bonsai e del Suiseki, mi reputo molto fortunato. Sulla mia “via” ho incontrato personaggi che mi hanno dato molto e continuano ogni giorno a darmi, oltre il loro “sapere”, un’immensa moltitudine di stimoli, che mi spronano ad aumentare d’intensità e qualità i miei studi. In questo mio percorso, nelle varie letture notturne, mi imbattei in una frase del grande Hokusai, che mi rimase impressa e che scriveva:

Dall’età di sei anni avevo l’abitudine di disegnare dal vero. Sono diventato un artista e da cinquant’anni in poi ho iniziato a produrre opere che si sono guadagnate una certa reputazione, ma niente di quello che ho fatto prima dei settant’anni era degno di attenzione. A settantatré anni ho cominciato a cogliere le strutture degli uccelli e degli animali, degli insetti e dei pesci e del modo in cui crescono le piante. Se continuo a provarli, li capirò sicuramente ancora meglio quando avrò ottantasei anni, così che a novanta avrò penetrato la loro natura essenziale. A cento, potrei benissimo avere una comprensione divina di loro, mentre a centotrenta, quaranta o più avrò raggiunto lo stadio in cui ogni punto e ogni tratto che dipingo saranno vivi. Possa il paradiso, che garantisce lunga vita, darmi la possibilità di dimostrare che questa non è una bugia.

Hokusai

Queste sue parole hanno scolpito e scritto in modo indelebile la mia mente. Ogni artista e/o allievo aspirante, dovrebbe avere nel suo percorso questo approccio; mi sentii ancora più fortunato quando vidi queste immagini e la frase di cui sotto:

“Un’idea portata avanti per trent’anni”

In queste immagini, Hokusai negli anni sperimenta l’onda da uno stile calmo ad uno stile sempre più aggressivo. Ma resta in lui un’insoddisfazione artistica profonda che lo porta non solo a sperimentare, ma a cercare in artisti e tecniche in occidente delle possibili soluzioni, fino ad arrivare alla sua opera più famosa.

Veduta di Honmoku vicino a Kanagawa (1803)
Imbarcazione tra le onde (1805)
La Grande Onda di Kanagawa

L’obiettivo non è parlare di Hokusai o raccontare delle sue opere, non ne sono all’altezza, ma soffermarmi sul suo percorso, quando era agli albori della sua arte ed una stampa catturò il mio interesse (figura 1 Enoshima e Monte Fuji). A collegare il tutto una pietra regalatami nel 2020 da un grande personaggio del Suiseki italiano. Una pietra che suscitò immediatamente il mio interesse e che era destinata  ad un percorso particolare.

Fig. 1 – Enoshima e Monte Fuji

Parlo dell’amico Fabrizio Buccini, che andai a trovare nell’estate del 2020, proprio per migliorare ed assumere nuove informazioni sull’interpretazione dei daiza, anche per avere il suo punto di vista del Suiseki in generale. La pietra di cui parlo è la seguente

Figura 2

Ora, dopo aver acquisito l’aspetto evocativo e suggestivo della pietra, dovevo mettere in pratica l’idea e cercare di inserirla in un progetto che fosse attinente e realistico. Dato che uno dei benefici dell’arte del suiseki è per me, quello di pacare il mio spirito volevo riprodurre l’onda calma del dipinto di cui sopra.

In tutto questo, mi serviva il parere di colei che considero non solo la più grande risorsa ed interprete del suiseki europeo, ma anche una grande appassionata e collezionista di pietre di ogni genere e continente, la mia mentore Luciana Queirolo. Prospettai a Lei l’idea con la quale attraverso questa pietra mi sarebbe piaciuto comunicare all’intero movimento del suiseki, quanto Hokusai pensava di se stesso e come un percorso d’arte sia un divenire, un continuo sviluppo, senza mai una fine.

Nella disamina del dipinto di Hokusai, fu lei a centrare  e correggere l’opera indirizzandomi e per certi versi sconvolgermi le idee (come suo solito fare). Nella sua analisi mise al centro dell’opera  il promontorio del dipinto, identificandolo come parte centrale dell’opera stessa, in cui i movimenti avvolgenti e gentili della roccia si contrappongono alle potenziali avversità della Natura (l’onda), che anche se quiete può essere devastante da un momento all’altro. Quindi, l’obiettivo era riprodurre la roccia in mezzo al mare legata alla spiaggia da un sottile lembo di terra e con l’onda incorporata nel disegno della base. La pianificazione dell’opera era completata. L’interesse era stato creato e concordammo che fosse stato necessario darle una base che avesse queste caratteristiche:

– di riprodurre quanto ci fosse nel dipinto;

– di non poter essere minimalista come daiza e soprattutto che non fosse un daiza.

Pertanto, tutti gli studi fatti con lei sulle Viewing Stones  aprivano nuovamente pagine e pagine di studi e scenari possibili di basi che fossero Shizou (basi cinesi) e che comunicassero e completassero l’opera; si iniziavano disegni, bozzetti, alternative e bocciature (vedi bozzetti figura 3) .

Figura 3

Alla fine concordammo come procedere per la realizzazione della base su una scala armonica dei terzi rispetto la pietra (vedi disegno a lato della pietra figura 2). In successione il lavoro dello shizou realizzato su miei disegni da Cosimo Fragomena  e conclusosi con la laccatura della base da parte del sottoscritto.

Quello che vorrei comunicare è che alla base di un percorso artistico lo spirito umano deve essere quello di un viaggiatore: intrepido, curioso, umile e soprattutto in itinere. Ma soprattutto deve essere libero da condizionamenti tranne uno, divertirsi mentre lo si esercita. Ed io… che ho la fortuna di farlo con tutti i personaggi che rientrano in questa mia avventura, che non ringrazio mai abbastanza, grazie a tutti Voi.

Aldo Marchese © RIPRODUZIONE RISERVATA

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2 Comments

  1. Bravo Aldo!
    Ognuno deve seguire il proprio percorso, e il divertimento ne è una parte essenziale.
    Sperimentare, proporre nuove, e diverse soluzioni, è sempre stimolante ed interessante.

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