Le pietre di Hokkaido

Le pietre di Hokkaido

北海道の水石

I miei ultimi due viaggi in Giappone mi hanno fornito la possibilità (a dire il vero da lungo desiderata) di visitare l’isola di Hokkaido.

Infatti, grazie all’invito dell’amico Tom Elias, notissimo collezionista e studioso di pietre di tutto il mondo, ho potuto partecipare a due settimane di approccio con il mondo del suiseki di Hokkaido.

La mia passione di lunga data per la montagna mi ha fatto approfittare dell’occasione, e così a ciascuna settimana ne ho aggiunta un’altra di gite a piedi all’interno dei Parchi Nazionali dell’isola.

Cenni geomorfologici

L’isola di Hokkaido (La via del mare del nord) chiamata precedentemente Ezo, è la più settentrionale dell’arcipelago giapponese. 

Carta geografica di Hokkaido

È situata tra il 41° e il 46° parallelo, pressapoco alla latitudine dell’Italia centro settentrionale, ma a causa della vicinanza con la Siberia ed all’assenza di barriere, il clima è molto più freddo e umido. Ad Asahikawa, la seconda città dell’isola, pochi metri sopra il livello del mare, si raggiungono in inverno temperature di – 40°C con precipitazioni abbondantissime.

La morfologia di Hokkaido è caratterizzata da montagne arrotondate e vaste pianure; questo è il risultato di una forte erosione di origine glaciale. La montagna più alta è l’Asahi Dake (2291 m.)

Il monte Asahi Dake (giugno 2018)

La pianura più grande è quella del fiume Ishikari, secondo fiume del Giappone.

Storia

Gli abitanti autoctoni dell’isola e probabilmente di tutto il Giappone, erano gli Ainu, popolazione di origine tuttora incerta, mongola o siberiana, dai tratti somatici occidentali.

Nel XVI secolo si stabilì una piccola enclave del clan Matsumae all’estremità meridionale dell’isola, a scopo di commercio, ma gli Ainu continuano ad essere padroni della propria terra.

Con la restaurazione Meiji (dal 1868 in poi) la politica del Giappone cambia radicalmente: per motivi geopolitici ed economici viene istituito un Ufficio per l’immigrazione allo scopo di popolare il territorio quasi completamente disabitato (circa 50.000 abitanti nel 1860) e vengono chiamati consulenti stranieri per lo sviluppo dell’isola.

Nel 1900 la popolazione era cresciuta già a 600.000 abitanti, mentre la popolazione Ainu subisce un forte decremento per malattie, matrimoni incrociati, e disadattamento. La sorte degli Ainu sembra somigliare a quella di tutti i popoli indigeni che vengono colonizzati.

I Parchi

L’isola di Hokkaido è la seconda più grande dopo Honshu, ma la popolazione è poco più di 5 milioni, meno del 5% di tutto il Giappone.

Si comprende come la maggioranza del territorio sia disabitato, coperto da foreste e montagne, e successivamente da coltivazioni estensive e allevamenti.

La forte sismicità, la presenza di molti vulcani, e il clima freddo, inoltre, rendono più difficili insediamenti intensivi.

In alcuni dei territori più interessanti sono stati istituiti parchi nazionali con una varietà ed una ricchezza animale e vegetale, e molte specie endemiche.

Le pietre

Nei numerosi fiumi di Hokkaido si trova una enorme varietà di pietre, alcune molto famose e ricercate, altre molto meno conosciute, ma notevolmente interessanti.

Tra le prime le cosiddette Kamuikotan (villaggio degli dei) in lingua Ainu, provenienti dal fiume Ishikari, e a loro volta presenti in una estrema varietà di tipi e colori.

Sempre nella zona centrale dell’isola si trovano le Ashoro (a, b), le Tomamu (c), le Sorachi (d), e le Kotaro (e), sempre pietre di colore scuro/nero, lisce e ad alta densità. 

Poi le Sengen, provenienti dall’estremo sud dell’isola, caratteristiche per le loro erosioni, ed ancora le Toyoni, piuttosto spigolose che non incontrerebbero il nostro gusto, e le Ponpira e Kanayama, simili ai nostri Palombini.

Una Sengen con le tipiche erosioni

Ce ne sono molte altre che non ho avuto occasione di conoscere, ma l’impressione che mi hanno fatto quasi tutte è la straordinaria qualità dei materiali, densi, pesanti e spesso lucidi già appena estratti dal fiume, che li rendono perfetti candidati  per ottimi suiseki.

Il collezionismo in Hokkaido

Non si può fare a meno, anche in un breve articolo, di citare Yoshida Yukihiro (1944-2012), il più noto raccoglitore, collezionista e realizzatore di daiza di Hokkaido: oltre a mettere insieme una collezione di oltre mille pezzi, ha fatto conoscere ed apprezzare le pietre della sua regione di origine, anche scrivendo molti articoli sull’argomento. Dopo la sua morte, nel 2014, è uscito un libro con parte della sua collezione e molti suoi articoli.

La bellezza e il cuore delle pietre (Yoshida Bonseki 2014)

In Hokkaido attualmente il collezionismo è molto diverso da quello del resto del Giappone, in particolare di Tokyo.

Infatti i suisekisti di Hokkaido sono prevalentemente cercatori di pietre, non collezionisti di antiquariato, anche se ci sono alcuni che hanno collezioni più che invidiabili e partecipano alle più importanti esposizioni del Giappone, JSE inclusa.

Ci sono alcuni commercianti, ma spesso sono gli stessi amatori che , in occasione di mostre o convegni, vendono le loro pietre. Un’altra consuetudine sono le aste che vengono spesso tenute anche a casa di alcuni soci di club.

I club suiseki in Hokkaido sono pochi, composti da non molte persone che si riuniscono raramente, di solito per cercare insieme pietre o per organizzare una mostra. La più importante è quella di tutti i club di Hokkaido che si tiene a Sapporo l’ultimo weekend  di giugno,  alla quale ho avuto l’opportunità di partecipare nel 2018 e 2019.

Atmosfera rilassata durante la mostra di Sapporo (giugno 2019)

Le differenze che ho rilevato si percepiscono anche nelle esposizioni, dove a display molto raffinati con daiza e tavolini di grande pregio si alternano insiemi piuttosto “rustici”. In particolare i tipici daiza di Hokkaido sono realizzati in legno di tiglio o conifere e sono spesso piuttosto grossolani.

Giorgio Rosati © RIPRODUZIONE RISERVATA

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