La Dolomia scura di Calabria

Quando si parla di Dolomie, l’immaginazione ci riporta dietro ad un mare tropicale che mutò la sua fisionomia centinaia di milioni di anni fa. Il risultato straordinario è visibile in quella parte di Alpi Orientali denominate “Dolomiti” e che sono a ragion d’essere patrimonio dell’Unesco. Ma questo mare poco profondo e caldo era presente anche ad un migliaio di km più a sud, rispetto la futura catena delle Alpi.

Le caratteristiche sopra riportate di questo mare favorivano la produzione di sedimenti diversi, quest’ultimi probabilmente generati da presunte barriere coralline, che nel corso del tempo sono diventate rocce, attraverso il ruolo di alcuni batteri e della loro attività biologica di eliminazione prima, e di fissazione dopo dei minerali. Rispetto a quella alpina più famosa, la dolomia calabrese è grigia scura a volte tendente al nero. Ciò è dovuto alla loro origine fossilifera, piene di materia organica, che se scheggiate o strofinate puzzano, con un odore simile ad uova marce, un odore di anidride solforosa che la caratterizza, al punto tale da essere dagli antichi definita “pietra cattiva”, proprio per l’odore non piacevole. A volte se scheggiata e avvicinata con un accendino emana una fiamma azzurrognola per una frazione di secondo. Ma l’odore sparisce immediatamente quando non la si sfriziona.

DOLOMIE CALABRESI

Le dolomie calabresi, sono presenti a nord e sud della regione, hanno un’origine che risale al Triassico di affinità appenninica, riconducibile a due momenti:

1. Il primo, relativo ad una sedimentazione chimica di tipo calcareo, in cui questi sedimenti formatisi su fondali marini, innescavano la loro reazione chimica con la sostituzione dell’atomo di calcio con quello di magnesio, formando una stratificazione rocciosa che diventava man mano più spessa;

2. Un secondo momento, successivo all’era Triassica, caratterizzato da un’elevata ed intensa sismicità, con sollevamenti di oltre 1 m/anno, che ha comportato un innalzamento del fondale marino, fino a formare la crosta appenninica calabrese, accoppiandola ai massicci granitici già presenti di Sila ed Aspromonte.

Tale sostituzione dell’atomo di calcio con quello di magnesio si nota, con la scarsa reazione che queste pietre hanno se trattate con dosi del 5% di acido muriatico, rispetto al calcare tipico. In esse c’è una minore capacità reattiva. Si presta moltissimo alle lavorazioni, sia come oggetto d’arredo che come rivestimenti di interni ed esterni, un esempio su tutti, le colonne della cattedrale di Gerace (RC).

IL RITROVAMENTO

In una di queste montagne a 1500 metri s.l.m. , proprio sulla vetta Vi presento la pietra di cui sotto. Un ritrovamento che risale al 2014, sempre in buona e costante compagnia. In essa erano presenti molti licheni. Il tipico sfrizionamento del neofita che cerca di capire in loco (come un primate che cerca di scoprire un oggetto) e la sua produzione nauseabonda mi fecero all’epoca incuriosire non poco e misi la stessa in uno zaino protetta.

Quel giorno raccolsi altre pietre cavia per capire come meglio effettuare la pulizia di questo materiale, essendo completamente privo d’informazioni. Ebbene, rifiuta le spazzole di metallo, a meno che non vogliate fare insufflazioni di zolfo. A parte tutto, il metallo graffia la pelle in modo serio. Per questo optai per delle spazzole dure di nylon e grande pazienza.

Ultimata la pulizia ed essendo una pietra porosa la tenni a casa per sviluppare il suo yoseki. Le altre pulite e lasciate all’esterno tendevano ad inverdire molto facilmente, specie in ambienti umidi. Inoltre, averla a casa a portata di camino, aiuta molto il suo maturare una patina naturale.

La dimensione di questo suiseki è di cm. 30 x 10 x 10 (h). La pietra è stata esposta a due mostre nel 2018 a distanza di pochi mesi, con un daiza diverso rispetto la foto , con dei piedini leggermente più alti e con un piede centrale sul fronte. In entrambe le mostre i giudici, pur apprezzando la pietra mi diedero lo stesso suggerimento, un daiza con dei piedini più bassi e senza piede centrale. Questo ad avvalorare lo scopo principale delle mostre, i confronti atti a migliorare ulteriormente l’estetica.

Dan Seki Calabria Dolomia

Il suo percorso è stato avviato, ora attendiamo entrambi (io e la pietra) ulteriori suggerimenti (sempre ben accetti), spero migliori con il tempo la sua patina. Nel frattempo mi terrà compagnia durante le mie serate, con il piacere di pensare che milioni di anni fa questa materia era in un fondo ad un mare tropicale a pochi km da casa.

Aldo Marchese © RIPRODUZIONE RISERVATA

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